Storia dell’Arcidiocesi

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I Normanni, conquistata la Sicilia, sino allora sotto la dominazione bizantina e araba, iniziarono a latinizzare l’isola, istituendo abbazie e diocesi con le più ampie signorie feudali.
Proprio per attuare questo disegno politico, Guglielmo II vicino a Palermo, dove più forte era la presenza musulmana, in località Super Sanctam Kyriacam, come asseriscono le antiche carte, volle costruire un monastero con annessa una chiesa, vero gioiello d’arte e di splendore. I lavori ebbero inizio nel 1172 e
furono completati nel 1176. Il Papa Alessandro III con due bolle successive “Attendentes quomodo” (1174) e “Ex debito suscepti regiminis” (1175), accordò all’abbazia molti privilegi e la legò alla diretta dipendenza della Sede Apostolica.
Nel 1176 Guglielmo II chiese ed ottenne dall’abate di Cava dei Tirreni un folto numero di monaci benedettini che presero possesso dell’abbazia ed elessero come primo abate Teobaldo il quale, oltre a potere portare le insegne vescovili, godeva di molti privilegi. La “Bolla d’oro” del Sovrano in quello stesso anno,
intanto, concedeva all’Abate i castelli di Giato, Corleone, Calatatrasi, il casale di Bulchar (forse dove sorge l’attuale Monreale) e altri possedimenti in Palermo, Messina, nei pressi di Catania e persino in Calabria, Puglia e Basilicata. Su questi territori l’Abate esercitava anche la signoria feudale con giurisdizione civile e penale.
Il 5 febbraio 1183, Papa Lucio III, con la bolla “Licet Dominus” conferiva all’Abate del monastero la dignità di Arcivescovo Metropolita, dando come sede suffraganea Catania; qualche anno dopo, nel 1188, Clemente III aggiungeva anche Siracusa. Il primo abate ad essere insignito del titolo di arcivescovo
metropolita fu fra’ Guglielmo, successore di Teobaldo.
Nel 1183 venne annesso all’Arcivescovato anche il casale di Bisacquino.
Nel 1234 Gregorio IX avocò a se l’elezione dell’Arcivescovo, sino ad allora riservata ai monaci e secolarizzò “in capite” l’Arcidiocesi.
Una serie di nomi prestigiosi, membri di famiglie nobili appartenenti alle varie dominazioni che si succederanno in Sicilia, saranno i titolari di uno dei più grandi vescovati di Sicilia ed anche d’Europa.
Durante il governo dell’arcivescovo Giovanni Ventimiglia (1418-1449) venne acquistato il feudo di Monchilebi in cui sorgevano Montelepre e il vicino borgo di Giardinello. Nel 1488 il Card. Giovanni Borgia accolse un gruppo di profughi Albanesi, concedendo loro la Piana oggi denominata appunto degli Albanesi.
Il 7 luglio 1775, per motivi politici, Pio VI annesse l’arcidiocesi aeque principaliter a quella di Palermo. Tramite i buoni uffici del Servo di Dio Mercurio Maria Teresi che godeva molta stima presso il re di Sicilia, col breve “Imbecillitas humanae mentis” del 12 marzo 1802, il Papa Pio VII, restituì all’Arcidiocesi di Monreale l’autonomia, nominando come arcivescovo lo stesso mons. Teresi. In quell’occasione l’Arcivescovato perdette molti possedimenti.
Quando il 20 maggio 1844 il Sommo Pontefice Gregorio XVI con la bolla “In suprema militantis Ecclesiae” disegnò un nuovo assetto per le diocesi di Sicilia, l’Arcidiocesi ebbe una nuova configurazione che, tranne per qualche piccola modifica, è stata conservata sino ad oggi. Ai centri originari e a quelli sorti in
seguito nel territorio (Monreale, Altofonte, Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Corleone, Giardinello, Isola delle Femmine, Montelepre, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello, S. Giuseppe Jato), in tutto poco più di una dozzina di parrocchie con circa 80.000 abitanti, si aggiunsero anche Capaci, Torretta, Cinisi, Carini, Balestrate (che allora comprendeva anche Trappeto), Borgetto, Partinico, Valguarnera Ragali e Terrasini, smembrati dalla diocesi di Mazara del Vallo, Prizzi, Chiusa Sclafani, Palazzo Adriano, Giuliana, Contessa Entellina e S. Carlo, sottratte alla diocesi di Agrigento. Il numero di abitanti crebbe di circa 105.000 unità. Inoltre, al posto della diocesi di Siracusa elevata a dignità Metropolitica, come suffraganea, venne assegnata Agrigento e in
seguito, nel 1859, Caltanissetta, diocesi di nuova istituzione al posto di Catania elevata ad Arcidiocesi.
Nel 1937, con lettera pontificia “Apostolica Sedes” venne eretta l’Eparchia di Piana degli Albanesi sotto la cui giurisdizione passarono Piana e le due parrocchie di rito greco di Contessa Entellina e Palazzo Adriano. Nel 1960, con decreto della Concistoriale, anche le due parrocchie latine di Contessa Entellina e di Palazzo Adriano passarono sotto la giurisdizione dell’Eparchia.
Il 2 dicembre del 2000 Papa Giovanni Paolo II tolse la metropolia e rese Monreale suffraganea di Palermo.
Nel 2005 S.E. mons. Cataldo Naro, nell’intento di realizzare un nuovo progetto pastorale da lui stesso tracciato nella sua prima lettera pastorale Diamo un futuro alle nostre parrocchie, accorpò alcune parrocchie più piccole; altre soltanto nominali, le soppresse. Anche S. E. mons. Salvatore Di Cristina ha continuato il rinnovamento intrapreso dal suo predecessore.
Oggi l’Arcidiocesi di Monreale si estende su 25 comuni, per una superficie di Kmq 1.509, e conta circa 263.000 abitanti con un totale di 70 parrocchie.
Il Santo Patrono dell’Arcidiocesi è San Castrense vescovo, le cui reliquie si conservano sotto l’altare della cappella dedicata al Santo nella Basilica Cattedrale.