Mons. Pennisi: Lavoro, Giovani e Famiglia

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Introduzione al Convegno del 25 giugno 2017

Porgo un cordiale saluto a tutti voi e un ringraziamento agli organizzatori di questo nostra convengo ecclesiale, testimonianza di una pastorale integrata, che vede come protagonisti la Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali, l’ufficio diocesano per la pastorale della famiglia, il servizio diocesano per la pastorale giovanile, l’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro e il Progetto Policoro. Un particolare ringraziamento a tutti i relatori: a Sr Alessandra Smerilli membro del Comitato scientifico organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici Italiani, al dott. Mimmo Milazzo Segretario generale regionale della CISL, al dott. Steni di Piazza, Presidente MECC Al dott. Vincenzo Barbaro Presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro e a coloro che nel pomeriggio ci presenteranno le buone prassi sul tema del lavoro.

Questo convegno dal titolo”Lavoro giovani famiglia tra delusione e profezia “ fa parte del cammino della nostra Chiesa verso la prossima Settimana Sociale dei cattolici Italiani, che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre  sul tema “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale”. In un contesto di perdurante crisi economica che coinvolge fasce sempre più ampie della popolazione soprattutto nel Mezzogiorni e in Sicilia il tema del lavoro è di una drammatica attualità, ma è anche una sfida per il futuro. È forte la necessità che quel modello di ‘lavoro degno’ affermato dal Magistero sociale della Chiesa e dalla Costituzione italiana trovi un’effettiva attuazione nel rispetto e nella promozione della dignità della persona umana”.

Nella lettera di invito alla prossima settimana Sociale dei cattolici Italiani  ci vengono presentate  cinque prospettive: Il lavoro come vocazione, opportunità, valore, fondamento di comunità e promotore di legalità.

Bisogna partire dalla vocazione al lavoro, che “va formata e coltivata attraverso un percorso di crescita ricco e articolato, capace di coinvolgere l’integralità della persona”. In secondo luogo (“opportunità”) “la creazione di lavoro non avviene per caso né per decreto, ma è conseguenza di uno sforzo individuale e di un impegno politico serio e solidale”. Poi, “il lavoro è valore in quanto ha a che fare con la dignità della persona, è base della giustizia e della solidarietà sociale e genera la vera ricchezza”. Il lavoro è fondamento di comunità, perché valorizza la persona all’interno di un gruppo, sostiene l’interazione tra soggetti, sviluppa il senso di un’identità aperta alla conoscenza e all’integrazione con nuove culture, generatrice di responsabilità per il bene comune”. Infine, “rispetto a un contesto in cui l’illegalità rischia di apparire come l’unica occasione di mantenimento per se stessi e la propria famiglia”, il lavoro degno deve promuovere la legalità, e quindi “diventa indispensabile creare luoghi trasparenti affinché le relazioni siano autentiche e basate sul senso di giustizia e di eguaglianza nelle opportunità”.

La prossima Settimana sociale, che si propone di “realizzare un incontro partecipativo” e rinnovare “l’impegno delle comunità cristiane” sul tema del lavoro, deve essere preparata con un “percorso diocesano” per portare a Cagliari un contributo “partecipato”, seguendo “quattro registri comunicativi”: la denuncia (“denunciare le situazioni più gravi e incettabili”), il racconto (“raccontare il lavoro nelle sue profonde trasformazioni, dando voce ai lavoratori e alle lavoratrici, interrogandoci sul suo senso nel contesto attuale”), le buone pratiche (“raccogliere e diffondere le tante buone pratiche che, a livello aziendale, territoriale e istituzionale, stanno già offrendo nuove soluzioni ai problemi del lavoro e dell’occupazione”) e, infine, le proposte (costruendone alcune “che, sul piano istituzionale, aiutino a sciogliere alcuni dei nodi che ci stanno più a cuore”).

Nella nostra  società  il lavoro ancora oggi si associa troppo spesso a problemi e difficoltà: pensiamo alla frustrazione e alla delusione dei giovani che non riescono a trovare un’occupazione attraverso cui esprimere il proprio talento; all’angoscia dei cinquantenni che perdono quel lavoro a cui hanno dedicato gran parte della loro vita; alla sofferenza dei tanti sfruttati e mal pagati, privati dei loro diritti e della loro dignità. Una dimensione problematica deriva dal nodo di questioni connesse al lavoro femminile e alle sue implicazioni sulla vita familiare.

Il territorio della nostra diocesi e la Sicilia per rialzarsi necessita di risorse e progetti, di imprenditorialità ed iniziative volte a promuovere il lavoro, .bloccando l’esodo di tanti giovani.

Per questo è fondamentale il contributo che può venire dalla Chiesa con tutte le sue componenti(famiglie giovani, aggregazioni laicali ,lavoratori)per rimettere al centro in maniera seria e significativa il tema valorizzando le risorse umane a materiali  mai sufficientemente valorizzate  della nostra Isola

Oggi non ci possiamo si accontentare di organizzare una bella riflessione sul lavoro, ma vogliamo sollecitare uno sforzo corale capace di coinvolgere la comunità ecclesiale, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali e i pubblici poteri per avanzare delle proposta  che possano stimolare  ai vari livelli la capacità di tutta la società per alleviare i gravi problemi che la affliggono e dare speranza alle giovani generazioni.

Michele Pennisi arcivescovo di Monreale