Messaggio dell’Arcivescovo per la Pasqua 2019

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L’ ARCIVESCOVO DI MONREALE

La scena dei discepoli di Emmaus, narrata nel Vangelo di Luca (Lc.24,13-35) e raffigurata in quattro stupendi quadri del duomo di Monreale, è un capolavoro di catechesi liturgica e missionaria che ci indica il metodo educativo di Gesù Maestro, al quale anche noi dobbiamo ispirarci.

Nel primo quadro Gesù risorto, rivestito solo con un manto blu, a passo di danza, si affianca ai due discepoli confusi e delusi e accompagnandoli lungo la strada, non li abbandona nel momento del dubbio e della paura e accetta di passare da straniero.  I due discepoli, carichi di tristi pensieri con un passo incerto, non immaginano che quello sconosciuto sia proprio il loro Maestro, ormai risorto. Mentre Egli parla con loro «spiegando» le Scritture sperimentano tuttavia un intimo «ardore», che scioglie la durezza del loro cuore e fa rinascere in loro la speranza.

Nel secondo quadro Gesù accoglie l’invito accorato dei due discepoli: «Rimani con noi, Signore, perché si fa sera».  Tra le ombre del giorno in declino e l’oscurità che incombe nell’animo, quel Viandante è un raggio di luce che risveglia la speranza e apre i loro animi al desiderio della luce piena.  Il misterioso ospite, stavolta vestito oltre che col manto blu anche con una tunica dorata, rimane con loro e durante la cena nel momento in cui spezza il pane e lo dona ai discepoli si aprono loro gli occhi e lo riconoscono.

Nel terzo quadro i discepoli rimangono seduti con la mensa ancora imbandita, ma il posto di chi avevano riconosciuto come il Signore resta vuoto;  rimane il pane eucaristico che egli ha appena spezzato con uno sfondo dorato. E’ un’assenza carica di mistero che diventa presenza permanente del Risorto nel segno del «pane spezzato». Quando l’incontro diventa pieno, alla luce della Parola subentra quella che scaturisce dal «Pane di vita», con cui Cristo adempie in modo sommo la sua promessa di rimanere con i discepoli «tutti i giorni fino alla fine del mondo» (cfr Mt 28,20).

Nel quarto quadro i due discepoli con passo deciso e festante tornano entusiasti a testimoniare agli apostoli e agli altri discepoli riuniti nel cenacolo che il Maestro si era fatto loro compagno di viaggio spiegando le Scritture e che l’avevano riconosciuto nel gesto di spezzare il pane.

Questo episodio è una pagina esemplare per mostrarci come il Signore risorto è presente ancora oggi nella nostra vita di credenti e come possiamo incontrarlo.

Anche oggi Gesù è pronto ad andare con coloro che si stanno allontanando dal cenacolo, dalla comunione dei fratelli, dalla Chiesa. Da risorto, non smette di essere il Pastore buono che va in cerca delle pecore smarrite. Sulla strada dei nostri interrogativi, delle nostre inquietudini e talvolta delle nostre cocenti delusioni, Gesù il divino Viandante continua a farsi compagno del nostro incerto cammino per aiutarci a comprendere il senso della sacra Scrittura, svelarci il significato della sofferenza e della morte alla luce del disegno misterioso di Dio.

La «frazione del pane» — come agli inizi era chiamata l’Eucaristia — è da sempre al centro della vita della Chiesa. Per mezzo di essa Cristo rende presente, nello scorrere del tempo, il suo mistero di morte e di risurrezione. In essa Egli in persona è ricevuto quale «pane vivo disceso dal cielo» (Gv 6,51), e con Lui c’è dato il pegno della vita eterna, che ci fa pregustare l’eterno convito della Gerusalemme celeste.

Il racconto dei discepoli di Emmaus assicura tutti che, quando ascoltiamo la Scrittura nella liturgia della Parola e partecipiamo allo spezzare del pane nella liturgia Eucaristica, siamo realmente incontrati da Cristo e ritroviamo fede e speranza per essere discepoli missionari, testimoni gioiosi di Gesù Cristo Risorto.

La contemplazione di questa splendida icona ci accompagni nel nostro cammino in preparazione al prossimo Sinodo diocesano per un rinnovamento della nostra Chiesa nella comunione e nella missione.

Domenica delle Palme 2019

+ Michele Pennisi