Una visione spettrale sgomenta lo sguardo e rattrista il cuore. È ciò che le fiamme hanno lasciato dopo questi giorni di fuoco che hanno colpito la nostra terra, il nostro lavoro, la nostra speranza.
Mi rivolgo, anzitutto, a coloro che sono stati colpiti direttamente dalle fiamme: coraggio! Fate vostra la preghiera di Ester: «Ricòrdati, Signore, manifèstati nel giorno della nostra afflizione e da’ a me coraggio» (Ester 4,17r). Penso a voi, abitanti di Pioppo e di Montelepre, di San Giuseppe Jato e San Cipirello, di Altofonte, delle zone di Tagliavia nel corleonese che siete stati vittime dirette di questa aggressione. Mi rivolgo a chi, oltre al terreno, ha perso anche la casa. Mi ha colpito una fotografia di un’abitazione di due piani consumata dal fuoco insieme alla vegetazione circostante, sotto la quale compariva un commento lapidario: “Questa era la nostra casa!”. Il grido di questa famiglia ci dice che l’unica certezza di “oggi” sembra essere ciò che “era”, perché abbiamo perso la forza di pensare al “cosa sarà”?
Carissimi e carissime, non dimenticate che il futuro è nelle mani di Dio, perché «molti sono i progetti nel cuore dell’uomo, ma è il disegno del Signore che si compie» (Pro 19,21). A voi esprimo tutta la mia vicinanza e il mio impegno a farmi collaboratore del disegno di Dio che vuole il vostro bene. La Chiesa monrealese vi accompagna con la preghiera ed esprime la propria solidarietà rendendosi disponibile a sostenere i vostri bisogni. Non siete soli.
Una parola desidero indirizzarla agli uomini e alle donne che, con operosità instancabile, si sono spesi e si spendono per proteggere le persone, le case e i beni di tutti. Ai Vigili del Fuoco, al Corpo Forestale, alle Forze dell’Ordine e di Polizia, alla Protezione Civile, alle Associazioni e ai cittadini e alle cittadine di buona volontà che si sono opposti con ogni mezzo alla violenza delle fiamme, dico: grazie! Il Signore vi doni la giusta ricompensa per il vostro generoso servizio al bene comune, anche a rischio della vostra stessa vita.
Non posso non rivolgermi a chi, volontariamente e sistematicamente, ha appiccato gli incendi: convertitevi! Su di voi risuona oggi il grido di San Giovanni Paolo II che, nel 1993 dalla Valle dei Templi ad Agrigento, raggiunse ogni persona iniqua. Nessun uomo, nessuna organizzazione mafiosa può calpestare il comando di Dio «Non uccidere». Voi lo avete fatto! Avete ucciso la vegetazione, gli animali e anche le persone. Avete trasgredito la legge umana e anche quella divina: chi credete di essere? Come potete dormire tranquilli?
Fermatevi. Costituitevi. Fatevi aiutare. Siete pericolosi per voi stessi e per la società. Convertitevi, perché un giorno verrà il giudizio di Dio e, con voi, non sarà clemente.
Infine, invito tutti e ciascuno, in questo tempo di silenzio e di conta dei danni, ad indignarci! Le fiamme hanno colpito ciascuno di noi. Quando brucia un angolo di Sicilia, bruciamo tutti perché, insieme al creato, brucia anche la nostra speranza. Ogni incendio, infatti, sussurra ai nostri giovani: “È inutile insistere… qui non c’è futuro”. Non lo possiamo permettere! Non restiamo, di fronte alla violenza, amorfi, in attesa della prossima estate con la sola forza di sperare che non ci siano troppi danni.
Non so dirvi cosa fare. Un’espressione del capo della Protezione Civile della Sicilia ha indirizzato il mio pensare: “Ormai non è più solo un problema di prevenzione e lotta agli incendi, bensì di ordine pubblico”. Ecco dove impegnarci da oggi: l’ordine pubblico. Non possiamo delegare tutto a chi ha questo compito. Noi, Chiesa, abbiamo il dovere di farci carico della formazione socio-civile delle giovani generazioni. Sia questo il nostro impegno. Solo dopo aver fatto la nostra parte potremmo domandare che gli altri facciano la loro.
Concludo affidando a tutti le parole con cui Papa Leone XIV chiude la sua Lettera Enciclica Magnifica Humanitas: “Il Signore continua a fare nuove tutte le cose e mantiene aperta per ogni epoca la possibilità di diventare storia di salvezza alla luce dell’Incarnazione. Affido questo desiderio alla Madre di Cristo, alla donna del Magnificat, perché accompagni i nostri passi nel presente che cambia e custodisca in ciascuno di noi la fiducia nel Vangelo, così che possiamo testimoniare la bellezza di una magnifica umanità abitata da Dio” (n.245).
Monreale, 24 luglio 2026
Il vostro Vescovo, + Gualtiero

