«Sia la luce»

Veglia di Pasqua
30-03-2024

«Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso?» è la grande preoccupazione che appesantisce il cuore delle donne. Anche noi, come loro giungiamo a questa solennissima Veglia appesantiti da gravi preoccupazioni: chi ci libererà dalle guerre, dalla violenza, dalle malattie? Chi ci libererà dal disinteresse, dall’egoismo, dalla fatica del vivere la fraternità e dallo stare dentro relazioni spezzate? Chi ci libererà dalla fatica di questo vivere che assomiglia ad un lento morire…?

Giunte al sepolcro, le donne, trovano «che la pietra era già stata fatta rotolare», ma soprattutto ricevono un annuncio: «È Risorto, non è qui!». È il Risorto che rotola via tutte le pietre! È il Risorto che ci dona la gioia del vivere, che sconfigge la morte e dona vita nuova. Signore donaci questa vita!

Ci domandiamo: in che modo il Risorto ci comunica la Vita nuova?

La liturgia della Parola della Veglia pasquale si apre ogni anno con la lettura del libro della Genesi che ci consegna una parola di luce: «Dio disse: “Sia la luce”. E la luce fu». È la prima parola pronunciata da Dio nella storia della salvezza. Una parola che vince la notte e dirada le tenebre. Questa parola di luce Dio continua a ripeterla incessantemente nella storia della salvezza, la ripeterà fino a quando ogni cosa sarà compiuta nella Gerusalemme del cielo, quando «non vi sarà più notte, e non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà». (Ap 22,5).

In attesa del pieno compimento della Parola di Dio, noi oggi continuiamo a vivere nell’alternanza del giorno e della notte. Anzitutto, quella determinata dal sorgere del sole e dal suo tramonto, ma penso alle tante notti di dolore, di smarrimento, di disperazione, di incredulità, che continuamente giungono a offuscare i nostri giorni. Camminiamo tra la notte e il giorno senza che la notte riesca a inghiottire del tutto il giorno, ma anche senza che il giorno possa vincere per sempre la notte. In questa nostra condizione, Dio torna a ripetere, in modo nuovo, la sua prima parola: «sia luce»!

Le letture che sono state proclamate dilatano l’eco di quella prima parola.

Nel racconto dell’Esodo, Dio torna a dire una parola di luce per Israele, quando lo rende popolo libero, non solo affrancandolo dalla schiavitù dell’Egitto ma liberandolo dalla sua paura e dalla sua incredulità attraverso il passaggio nelle acque del Mar Rosso.

Poi, attraverso i profeti e in particolare Ezechiele, Dio rivela che la sua Parola di luce non si limita a illuminare la strada, ma penetra nell’intimo del cuore, rendendolo un cuore nuovo, un cuore di carne.

Paolo, scrivendo ai romani, ricorda che è il Battesimo a imprimere in noi la luce della vita nuova; è il battesimo che ci rende figli della risurrezione, capaci di sperimentare la luce nuova di Cristo.

Infine, questa parola di luce Dio è tornato a dirla, in modo definitivo, nelle tenebre del sepolcro di Gesù. Ha illuminato anche quella oscurità, persino quella notte. Cristo Risorto, in questa Veglia santissima,comunica in modo nuovo, anche noi, questa parola di luce e di vita.

Comprendiamo, quindi, il significato del segno liturgico che abbiamo compiuto all‘inizio della Veglia. Dopo che al fuoco nuovo è stato acceso il cero pasquale, segno di Cristo Risorto, alla sua fiamma abbiamo attinto, accendendo le nostre candele. La luce di Cristo Risorto non illumina soltanto la notte, non dirada soltanto il buio di questa cattedrale e della nostra città, ma rende luminosi anche noi, perché nel battesimo ci fa partecipi della sua Pasqua.

Ecco come agisce il Risorto: per irradiazione. Non solo illumina di luce nuova la terra, ma con il Battesimo noi stessi siamo resi luminosi le nostre persone sono ora capaci di far trasparire la verità di ciò che siamo e di ciò a cui siamo chiamati.

Carissimi Michelle, Flavio Matteo, Daniele, Alisea, Besjano, Denise, tra poco verrete “illuminati” dalla grazia del Battesimo. Con noi, anche voi sarete inviati per essere «luce del mondo» (Mt 5,14). Con la nostra testimonianza, cioè con il modo concreto e quotidiano in cui viviamosiamo chiamati a indicare la speranza dentro ogni croce, la possibilità di cambiare dentro ogni peccato, il germe della Pace dentro ogni conflitto. È questo essere cristiani!

«È Risorto, non è qui» questo annuncio potente, sposta la nostra attenzione dalle pietre che appesantiscono la storia, alla tomba vuotaannuncio di vita che vince la morte; sposta il nostro ascolto dalle voci dei profeti di sventura, all’annuncio di speranza; sposta la direzione del nostro cammino dall’andare verso il sepolcro, dove si piange e ci si dispera, al dirigersi, in fretta, verso la Galilea, la vita quotidiana dove, secondo la parola dell’angelo, vedremo Gesù Risorto.

Fratelli e sorelle, camminiamo verso la Galilea per incontrare il Signore Risorto. All’annuncio della Pasqua corrisponda il nostro impegno ad essere luce del mondo.

Ci trovi sempre vivi e luminosi “la stella del mattino, quella stella che non conosce tramonto: Cristo Risorto, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen” (cf. Exsultet).